Deborah

Quando, qualche tempo fa, mi hanno trovato una piccola componente monoclonale nel sangue, diagnosticandomi una gammopatia, sono andata nel panico più completo e, da brava ipocondriaca di lungo corso, mi sono improvvisata la massima esperta del caso, consultando tutte la pagine Internet che ho trovato (mancava poco che le leggessi pure in swahili) e ottenendo come unico risultato una crescita esponenziale del panico suddetto. Mannaggia a me. Ma poi…

Ma poi mi sono ricordata del principio che guida la mia vita e al quale non derogo mai, nonostante le difficoltà, la paura, l’ansia e tutto ciò che di complicato mi si presenta davanti al naso: “il veleno si trasforma in medicina”. Tradotto: non esiste niente, ma davvero niente, nella vita che non possa essere usato per essere più felici e grati e consapevoli. E dunque nemmeno la mia gammopatia avrebbe fatto eccezione. Mi restava solo da capire come fare a trasformare questo ‘veleno’ che sentivo nel cuore in una meravigliosa ‘medicina’ per la mia vita. Così ecco che a darmi una mano è intervenuta AIL.

Ho scoperto che essere una volontaria AIL, avere il privilegio di stare accanto per qualche ora ai pazienti oncologici è l’esperienza più bella che io abbia mai fatto. Non posso fare molto più che condividere con loro il mio tempo, la mia allegria, i miei sorrisi e ascoltarne i racconti e le parole, a volte ottimisti, altre scoraggiati. So che la mia presenza non fa alcuna differenza nel loro percorso di cura, so che le mie chiacchiere non sono risolutive, eppure sento che quelle mattine che trascorro con loro hanno una preziosità: sono piccoli momenti capaci di fare la differenza tra l’affrontare una cura con il cuore spaventato o alleggerito.

Certo, alcune delle persone che ho incontrato non sono guarite e hanno semplicemente concluso il loro ciclo qui, su questa terra. È naturale e, sì, un pochino triste. Ma quello che rimane, quello che nonostante tutto mi fa alzare dal letto tutta contenta ogni mattina in cui ho il turno in Day Hospital, è che, per quanto mi è consentito, ho provato a farli sentire bene durante le loro terapie, ottenendo in cambio molto più di quanto io ho dato: la consapevolezza che lo scopo più nobile che un essere umano può avere è aprire il proprio cuore agli altri.

E il mio, di cuore, grazie ad AIL oggi è più ricco, felice e consapevole.
Grazie AIL, grazie per avermi permesso di fare parte di un progetto così prezioso e tanto, tanto umano.

Deborah Dirani – Volontaria AIL

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